I soggetti che adottano il regime forfetario di cui alla L. 190/2014 e che effettuano operazioni con l’estero non sono destinatari di alcuna deroga per quanto concerne le importazioni, né per le cessioni all’esportazione, anche se agli stessi non è riconosciuta la facoltà di avvalersi del plafond per effettuare acquisti senza applicazione dell’IVA.
Per quanto concerne le operazioni con soggetti UE, si osserva, in particolare, che:
– gli acquisti di beni presso soggetti passivi comunitari, entro il limite annuo di 10.000,00 euro (art. 38 co. 3 lett. c) e co. 5 lett. c) del DL 331/93), non si considerano acquisti intracomunitari, per cui l’IVA è assolta dal cedente nello Stato di origine dei beni (circ. Agenzia delle Entrate 4.4.2016 n. 10), salvo diversa opzione da parte del cessionario; per gli acquisti effettuati oltre il suddetto limite annuo, invece, i forfetari sono tenuti ad assolvere l’IVA in Italia;
– le cessioni verso soggetti passivi UE non si qualificano come cessioni intracomunitarie, per cui il cedente deve indicare in fattura che l’operazione “non costituisce cessione intracomunitaria ex art. 41 co. 2-bis del DL 331/93” (inoltre, nel documento dovrebbe essere indicato che si tratta di operazione da ricondursi al regime agevolato).
Si rileva, infine, che i soggetti in parola sono:
– esonerati dalla presentazione del c.d. “esterometro”;
– tenuti alla presentazione degli elenchi INTRASTAT.

Fonte: Il Quotidiano del Commercialista del 16.10.2019 – “Forfetari nel groviglio delle operazioni con l’estero” – Greco

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