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03/09/2015 Per l’Antiriciclaggio un nuovo codice di classificazione S.M.Perego
10/07/2019 Per l’ISEE - Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) – Modificato il periodo di validità S.M.Perego
01/08/2019 Per L’omesso pagamento dell’F24 la responsabilità può ricadere sulla banca S.M.Perego
07/11/2016 Per la Cassazione la prostituzione rientra tra i redditi diversi S.M.Perego
09/09/2016 Per la Corte di Giustizia UE gli e-book scontano l’IVA ordinaria S.M.Perego
18/01/2018 Per la detraibilità dell’IVA rileva la data di ricevimento della fattura S.M.Perego
30/01/2017 Per la detrazione sulla riqualificazione energetica dell’immobile una doppia scelta S.M.Perego
01/06/2016 Per la perdita dell’agevolazione prima casa ne risponde anche il nuovo acquirente S.M.Perego
22/12/2017 Per l'acquisto dei carburanti anticipato l’obbligo di fatturazione elettronica all’1.7.2018 S.M.Perego

Records 1831 to 1840 of 2397
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Titolo: Non è sufficiente aderire allo Scudo Fiscale per far valere la residenza estera   Data : 03/10/2016
Non è sufficiente aderire allo Scudo Fiscale per far valere la residenza estera
Secondo la sentenza Cass. 30.9.2016 n. 19484, l'adesione allo scudo fiscale non rappresenta un presupposto sufficiente per stabilire la residenza fittizia del contribuente all'estero.
I giudici rilevano che l'aver inteso regolarizzare le attività estere mediante lo scudo fiscale non determina "per ciò solo, in assenza di una chiara previsione (o di specifica dichiarazione), l'effetto dell'acquisizione, da parte del dichiarante, della residenza in Italia, né quello di privarlo, per una sorta di implicita rinuncia, del diritto alla prova contraria, convertendo la presunzione in certezza; e ciò neppure a voler considerare l'istituto accessibile ai soli residenti, in quanto, in generale, il possesso di un requisito di ammissione si accerta in base alla normativa che lo regola e non in virtù della presentazione della domanda che lo esige".
Al riguardo, si osserva che i criteri per la determinazione della residenza nel territorio dello Stato sono indicati all'art. 2 del TUIR, il quale individua, a tal fine, tre presupposti tra loro alternativi:
- il primo, di carattere formale, rappresenta l'iscrizione nelle anagrafi della popolazione residente per la maggior parte del periodo di imposta;
- gli altri due, di tipo sostanziale, costituiti dal domicilio o dalla residenza nello Stato ai sensi del codice civile.
Il successivo co. 2-bis dell'art. 2 del TUIR, poi, si applica in caso di residenza in quei Paesi che si considerano a fiscalità privilegiata e stabilisce che si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in detti Stati o territori.
La pronuncia in esame stabilisce un principio che potrebbe essere utilizzato in sede di contradditorio da parte dei contribuente che hanno aderito alla voluntary disclosure.
Al riguardo, infatti, la circ. Agenzia delle Entrate 13.3.2015 n. 10 ha sostenuto che: "la presentazione della richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria internazionale, nel confermare la suddetta presunzione [ossia, quella dell'art. 2 co. 2-bis del TUIR, ndr], consente di considerare l'istanza quale riaffermazione dello status di residente in Italia per i periodi d'imposta interessati dalla procedura".
Tuttavia, tale impostazione non risulterebbe coerente con quanto affermato dalla sentenza in commento.
Fonte: Circolare Agenzia Entrate 13.3.2015 n. 10 - Il Quotidiano del Commercialista del 1.10.2016 - "Con lo scudo fiscale non si prende residenza in Italia" - Sanna
Sezione:   Autore : S.M.Perego